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Bici, barocco, tonnare...

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Giornata della bicicletta


BIMBIMBICI

SALENTO MON AMOUR! DIARIO DI BORDO

SALENTO MON AMOUR!
Bici e mare dal 1°al 5 giugno 2011
Organizzazione a cura di Zeppelin, con accompagnatore e bici sul posto
 
Quando abbiamo iniziato a programmare questa vacanza avevamo ancora i cappotti, il chiarore del giorno ci abbandonava nel mezzo del pomeriggio e parlare di sole, mare e caldo ci faceva sognare. Poi, quasi d’improvviso ci siamo ritrovati alla fine di maggio e il sogno è diventato realtà.
Si parte da Milano il 31 maggio con treno e cuccette: i chilometri che separano la Lombardia dalla Puglia sono tanti e il treno con la cuccetta si è rivelata la soluzione ottimale, perché ci ha permesso di avere a nostra disposizione le intere giornate del 1° e 5 giugno.
Arriviamo alla stazione di Lecce alle nove del mattino, con solo mezz’ora di ritardo e ci accoglie in banchina l’annuncio in arabo, oltre ad altre lingue conosciute: ci è sembrata una cosa curiosa ma sicuramente un segno di una civiltà dell’accoglienza che altre grandi città dovrebbero trovare (o ritrovare). E poi l’incontro con il nostro giovane capogita Marco che si dimostrerà una vera perla!

Ci ambientiamo subito alle specialità locali con la prima colazione a base di cappuccio e pasticciotto, un dolce tipico del luogo: del resto il tratto distintivo del nostro “ciclogirovagare” è la ricerca dei sapori dei luoghi visitati.
Il pullman ci aspetta per accompagnarci a Gallipoli, la prima delle nostre mete di questo tour del Salento. Arrivati in albergo, giusto il tempo per la sistemazione del bagaglio, una doccia rapida e un abbigliamento adeguato e poi in sella verso la spiaggia di Santa Maria al Bagno, pochi chilometri a nord di Gallipoli. Evviva: siamo al mare e che la vacanza abbia inizio!
Il mare è sicuramente invitante ma non tutti riescono ad affrontare la temperatura dell’acqua ancora molto “frizzantina” e alcuni preferiscono il caldo tepore della spiaggia per recuperare un po’ di sonno perso durante il viaggio in cuccetta. Tra una “pennica”, uno spuntino a base di focaccia barese – una delizia del palato -, la frutta e il caffè al ghiaccio con latte di mandorle – altra specialità del luogo – arriva il momento di riprendere le bici e tornare a Gallipoli per un giro di shopping nei vicoletti di questa graziosa cittadina: va da sé che non potevamo deludere il locale commercio e ci siamo dati da fare quanto basta per essere accolti con cori festanti dai negozianti.
Ma non di solo shopping vive l’uomo (e la donna) e abbiamo aggiunto una visita culturale al frantoio oleario ipogeo (antica costruzione sotterranea utilizzata come frantoio), tappa obbligata per chi vuole conoscere l’importanza commerciale ed economica della città di Gallipoli, primario centro di produzione dell’olio lampante (olio utilizzato per l’illuminazione) che veniva esportato nei Paesi Baltici, Russia, Inghilterra, Paesi Bassi e Impero Ottomano, dal 1600 fino a metà del 1800: possiamo ben dire che il sud ha illuminato il nord!
Concludiamo questa prima giornata con circa 25 km in bici, giusto un assaggio per scaldarci le gambe.
Dopo una gustosa cena in albergo, preceduta da aperitivo (sanno come trattare i clienti!) passeggiata per Gallipoli by night con annesso gelato, nonostante il dolce del ristorante dell’albergo.

2 giugno Gallipoli-Santa Maria di Leuca. 

Dopo un contrattempo con uno dei partecipanti, tutti in sella con destinazione Santa Maria di Leuca.
Mare, mare, mare: il paesaggio è di quelli che ti tolgono il fiato. Lungo il percorso le soste sono numerose: non è possibile non fermarsi per acquistare la frutta di stagione per il pranzo che, va detto, ha tutto un altro sapore rispetto a quella che si compra al supermercato! E poi soste per le foto, che sono il modo per ricordare nel tempo momenti e luoghi significativi della nostra vita.
La biciclettata si snoda sulla viabilità ordinaria e in alcuni momenti il traffico è abbastanza intenso. Tuttavia abbiamo sempre incontrato grande comprensione da parte degli automobilisti per questo gruppo in bicicletta che, in qualche modo, un po’ di intralcio alla viabilità normale l’ha portato. Anzi, molti di loro ci hanno dimostrato grande entusiasmo e in particolare i motociclisti ci accoglievano con visibili segnali di festa: forse, anche se motorizzati, ci considerano “fratelli di due ruote”. Un altro dato curioso, anche se non insolito per noi che pratichiamo da tempo il cicloturismo, è la calorosa accoglienza che le popolazioni locali ci riservano: tanti vogliono sapere chi siamo, perché viaggiamo in bicicletta, altri ancora chiedono informazioni. È questo il modo più diretto promuove la pratica del cicloturismo, meglio di qualsiasi dépliant e pubblicità su internet.
Totale della giornata poco oltre 50 km di percorso facile, lungo la costa, con qualche semplice salita giusto all’arrivo a Santa Maria di Leuca. Sistemazione in albergo, cena sotto un suggestivo portico e passeggiata “digestiva” in paese: fine della giornata funestata da una caduta a piedi di uno dei partecipanti, per fortuna niente di grave.
 
3 giugno Santa Maria di Leuca-Otranto
Prima colazione sempre più che abbondante e, in questo caso, smaltita immediatamente appena fuori dall’albergo per raggiungere il faro e il Santuario di Santa Maria di Leuca lungo una salita piuttosto impegnativa, l’unica veramente faticosa affrontata serenamente a piedi da chi proprio non ce la faceva.
Questo nostro viaggio ha avuto molti momenti simbolici, perché come associazione abbiamo dedicato diverse iniziative ai 150 anni dell’Unità d’Italia e il nostro “scendere” al sud è stato un volersi unire ad una parte della nostra nazione che ancora non avevamo affrontato ciclisticamente parlando. Ma la ricorrenza della festa della Repubblica, il 2 giugno, le tante bandiere tricolori in luoghi simbolo come la punta più estrema dell’Italia, dove si uniscono i mari Ionio e Adriatico, ci hanno dato ancor di più questo senso di appartenenza ad un’unica nazione, bella in tutta la sua interezza e i suoi contrasti.
Il percorso verso Otranto è un continuo saliscendi impegnativo quanto basta per assaporare e godere delle discese che ti danno un senso di ebrezza molto divertente che ti fa tornare un po’ bambino.
Il panorama è di quelli che lasciano il segno: i colori del mare che vanno dal turchese più intenso all’azzurro cristallino, passando per tutte le tonalità del verde; la teoria infinita di ulivi delineati dai classici muretti a secco, i bordi delle strade debordanti di fiori di campo multicolori; i profumi intensi che ritrovi nei piatti della gastronomia locale, il riverbero del sole sulla pietra bianca….la descrizione con le parole non rende merito a tutto questo, soprattutto se chi vi scrive non è né poeta né scrittore di fama acclarata.
La tappa alla Grotta della Zinzulusa, a Castro Marina,  è un altro dei momenti suggestivi del viaggio: la grotta è tra le più famose ed importanti manifestazioni del carsismo costiero italiano e nel corso di lunghi anni di studio sono stati rinvenuti, all’interno della cavità, oggetti come lame ed attrezzi appartenenti all’uomo del paleolitico. Insomma, una visita nella grotta equivale ad un tuffo in un pezzo di storia di qualche milione di anni della nostra madre terra.
Mentre ci avviciniamo a Otranto il paesaggio a tratti diventa quasi lunare: tanta roccia e pietra che contrastano con i verdi intensi degli ulivi. Il sole ha lasciato spazio alle nuvole ma la pioggia non riesce ad esprimere meglio di qualche goccia.
Marco, il nostro capogita, lascia la strada asfaltata per condurci lungo un percorso in mezzo alla campagna e poi, ad un certo punto, ci chiede di lasciare le biciclette, di chiudere gli occhi e di fidarsi di lui.
La richiesta ci lascia un po’ titubanti ma, nonostante i pochi giorni passati insieme,  ci affidiamo ciecamente a lui e ci lasciamo condurre per mano verso non sappiamo bene cosa. Quando ci chiede di aprire gli occhi lo stupore fa scattare l’applauso perché la natura riesce a creare situazioni spettacolari: una roccia di un intenso rosso fa da contorno ad un lago di un colore indescrivibile, tra il verde e l’azzurro che non riesce a dare il meglio di sé – ci dice Marco – a causa della nuvolosità del cielo. Si tratta di una vecchia cava di bauxite che le acque piovane hanno riempito grazie al fondo impermeabile dando origine al Lago Azzurro.
Riprendiamo la strada verso Otranto, non prima di aver visitato il punto più a est dell’Italia, il Faro della Palascia: molti festeggiano l’ultimo giorno dell’anno in questo luogo per vedere per primi l’alba del nuovo anno.
L’arrivo all’hotel di Otranto, un ex convento riadattato ad albergo dal fascino indiscutibile, ci ripaga delle fatiche di circa 55 km chilometri in bicicletta.
 
Due passi a piedi nella città più a oriente d’Italia ci mostrano come le diversità delle numerose culture succedutesi nei secoli, greci, romani, normanni, svevi solo per citare i popoli più famosi, hanno lasciato una ricca eredità che fanno di Otranto una città meravigliosamente intensa.
Cena in un ristorante vista mare, due passi per la città – sempre con un occhio attento all’economia locale, leggi shopping - e a letto.
Il mattino successivo ancora una visita a questa città dominata dalle vestigia del suo passato bizantino e aragonese e dal ricordo dell’eccidio degli 800 martiri cristiani ad opera dei turchi nel 1480 e poi di nuovo in sella per l’ultima giornata in bicicletta verso Lecce.
Anche il percorso verso Lecce ci riserva luoghi incantevoli: i laghi Alimini, il Castello di Acaya, la Torre dell’orso e una riserva naturale dello stato, oasi del WWF “Le Cesine”, un vero paradiso della vegetazione mediterranea. La visita al castello di Acaya, uno dei "segni" più importanti del Rinascimento meridionale ci porta via molto tempo, ma ne vale assolutamente la pena e quando arriviamo a Lecce comincia già ad imbrunire. La città di Lecce ci accoglie con un caos di auto infernale che contrasta fortemente con la tranquillità del paesaggio in cui siamo rimasti immersi per quattro giorni, ma tant’è: è il modo di tornare alla nostra normalità.

 
Una doccia, un cambio veloce e via, di nuovo in bicicletta, per la cena salentina in un ristorante a qualche chilometro dall’albergo. La stanchezza comincia a farsi sentire a tavola e non riusciamo a godere appieno delle specialità gastronomiche locali. In compenso il nostro accompagnatore non ci lascia tornare in albergo prima di aver visitato Lecce by night e va detto che è uno spettacolo che non si può davvero perdere: il tripudio di barocco leccese sapientemente illuminato da artisti del gioco di luci è un quadro che va visto di notte per poi riscoprirlo di giorno.        
Di giorno il nostro cicerone si chiama Emanuele e ci accompagna con competenza alla scoperta del barocco leccese. Tra palazzi, chiese, piazze ancora una volta ci si rende conto di quanta ricchezza esprima il nostro italico suolo: una ricchezza spesso poco conosciuta che proprio una pratica come il cicloturismo, all’insegna della lentezza permette di riscoprire ed assaporare nella sua giusta dimensione.
Per concludere il nostro viaggio non poteva mancare una puntata gastronomica…e qui il nostro cicerone è stato prezioso nel suggerirci un ristorante dal nome evocativo: Osteria della Divina Provvidenza.
Ricavato da una vecchia cantina in pietra leccese, l’arredamento del locale è ben curato e signorile. Un  iniziale imbarazzo per il nostro abbigliamento, forse un po’ poco consono all’ambiente, è stato subito fugato dalla gentilezza del personale che ci ha accolto con cordialità.
La scelta di cosa mangiare non è stata facile: il menu presenta piatti che si rifanno alla tradizione e ai prodotti locali,  preparati con un giusto equilibrio tra semplicità e qualche tocco di innovazione che danno alle pietanze un “gusto divino”.
Insomma, è stata la giusta conclusione di una vacanza che si può riassumere in alcune parole:
colori, profumi e sapori; ospitalità della gente e sole caldo sulla pelle; mare trasparente e luce accecante della pietra leccese; la frutta comprata per strada e le mille tentazioni culinarie. Una vacanza che fa bene al cuore, al corpo, all’anima, alla vista e ti riconcilia, se non col mondo, almeno con te stesso.
 
Per chi si è lasciato prendere da questo racconto di viaggio di seguito alcune informazioni pratiche.
Per il treno: a meno di non essere molto spartani, i vagoni con 4 cuccette sono sicuramente più confortevoli. Se siete abituati a dormire col cuscino portatevene uno gonfiabile perché quello offerto dalle FS è come una sottiletta.      
Per l’organizzazione del viaggio ci siamo appoggiati ad un tour operator che già conoscevamo: Zeppelin
Abbiamo dato indicazioni sul tipo di viaggio, quanti giorni, classi di alberghi…, praticamente un pacchetto su misura con biciclette incluse: il risultato è stato ampiamente sopra le nostre aspettative, soprattutto per gli alberghi di ottimo livello.
A Gallipoli, il Joli Park Hotel, a Santa Maria di Leuca il Grand Hotel L’approdo, a Otranto Hotel San Giuseppe e infine a Lecce Eos Hotel.
Il ristorante a Lecce: Osteria della Divina Provvidenza, via Rubichi 4C – 08321792078 – chiuso il mercoledì.

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